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Bed&Breakfast a Roma
In questa pagina troverete gli itinerari e le descrizioni dei più importanti monumenti di Roma.

COLLE CAPITOLINO - FORI IMPERIALI - COLOSSEO - FORO ROMANO


"Un tempo sacro agli dei di Roma, meta dei cortei trionfali dei generali vittoriosi, oggi sede del Sindaco e del Comune di Roma, il  CAMPIDOGLIO, pur con il variare degli eventi e delle condizioni storiche, è rimasto da millenni il nucleo fondamentale della vita romana. Vi si giunge per la grande scalinata, detta Cordonata, fatta su disegno di Michelangelo per l'ingresso trionfale dell'imperatore Carlo V nel 1536. La statua in bronzo di Cola di Rienzo è del Masini. Sorge su un piedistallo fatto di frammenti antichi per mostrare come l'ultimo dei tribuni romani voleva ristabilire la Repubblica sulle rovine dell'Impero. La statua fu eretta nel 1887 sul posto dove si riteneva che il tribuno fosse stato ucciso dal popolo. A capo della scalinata sono i gruppi colossali dei Dioscuri, trovati nel Ghetto e qui posti nel 1583 da Gregorio XIII; Sisto V vi aggiunse i trofei di Mario e le statue di Costantino e di suo figlio Costantino Cesare.

Ed eccoci sulla Piazza del Campidoglio, disegnata da Michelangelo per il munifico pontefice Paolo III (1534-1549). Il vecchio artista alzò su un nuovo piedistallo la statua equestre di Marco Aurelio (161-180), la sola che ci sia pervenuta fra tante analoghe opere in bronzo che abbellivano Roma. Nel gruppo equestre, trasferito nel 1981 per essere sottoposto ad un delicato restauro, l'imperatore filosofo appare così augusto, così degno di governare che nessuno può rifiutarsi di fargli omaggio. È opinione comune che la conservazione di questa statua si deve al fatto che fu creduta quella del primo imperatore cristiano, Costantino. La statua sorgeva al Laterano, nella casa di Vero, avo di Marco Aurelio, dalla quale Michelangelo la rimosse nel 1538. Era dorata: ed il popolo crede che quando ritornerà la doratura al cavallo il mondo avrà fine. Il disegno della splèndida piazza è opera di Michelangelo, autore anche dei progetti dei due palazzi che la delimitano lateralmente, la cui divergenza crea un ampliamento prospettico di particolare significato visivo.

Il Palazzo Senatorio, in fondo alla piazza, fu costruito sulle antiche rovine del Tabularium nel sec. XIII. L'attuale facciata è opera di Girolamo Rainaldi su disegno di Giacomo Della Porta. La scala e la fontana sono di Michelangelo. Tre statue adornano la fontana: il Tevere e il Nilo ai due lati e la Roma Trionfante al centro. Il Palazzo Senatorio è la residenza del Sindaco. La Torre Capitolina fu eretta nel 1579 da Martino Longhi. Fin dal tempo di Costantino una croce venne innalzata sulla cima del Campidoglio e poi sulla Torre dal tempo della sua fondazione fino a più di mezzo secolo fa, quando un sindaco di Roma, in un momento d'isterismo anticlericale, la fece togliere. Il 4 novembre 1924, la stessa croce, così cara a tutti i veri romani, fu rimessa al suo posto.

Il Tabularium fu eretto da Q. Lutazio Catulo nell'anno 78 a.C. Qui si conservano le tavole in tavole in bronzo delle leggi e dei decreti: è uno dei pochi resti dell'età repubblicana. Nel secolo XIII vi fu eretto sopra il palazzo Senatorio. Dal Tabularlo si gode una suggestiva veduta del luogo più celebre e classico di Roma antica: templi stupendi, archi trionfali, monumenti di ogni genere sorgevano qui. Guardando le rovine da questa altura l'occhio si ferma fra tante meraviglie. Ci sembra di vedere il popolo, i sacerdoti che ascendono i gradini dei giganteschi templi; gli uomini di affari che si affrettano ai banchi dei cambiavalute; oziosi che si aggirano lentamente discutendo sulle novità del giorno. Mille pensieri si affollano alla nostra mente, evocando i più grandi eventi della vita politica e popolare. - Secondo la nota leggenda, in questa valle fu combattuta la battaglia fra Romani e Sabini dopo il Ratto delle Sabine; una battaglia che finì quasi teatralmente con l'intervento delle donne. Si definì la pace, e la valle fra il Palatino e il Quirinale fu scelta dalle due tribù, come luogo comune di mercato e di adunanze: tale è il significato della parola «Foro».

IL MUSEO CAPITOLINO contiene una ricchissima collezione di marmi antichi. Nel cortile trovasi la famosa statua di Marforio, l'interlocutore di Pasquino. Un largo scalone conduce al primo piano. Nel centro della prima sala, giace il Gallo morente, una replica in marmo della statua in bronzo del monumento di Pergamo: la posizione semplice e naturale del corpo, i lineamenti della faccia esprimenti un'angoscia profonda ma pieni di fortezza umana, tutto qui è mirabilmente combinato per fare di questa statua una delle più brillanti dell'arte antica. Tutto attorno alla sala vi sono altre famose statue piene di maestà e bellezza ideale. Il celeberrimo gruppo di Amore e Psiche, creazione ellenistica incantevole, rappresenta il casto bacio di due fanciulli innamorati. Il Satiro in riposo è la migliore copia di un originale in bronzo di Prassitele, l'artista che ebbe prerogative divine di tenera bellezza e grazia. La quarta sala o «sala dei Filosofi» contiene molti busti di antichi scrittori e guerrieri greci e romani. Nel centro la statua seduta si crede che rappresenti M. Claudio Marcello, uno dei generali romani della seconda guerra punica, che occupò Siracusa dopo un lungo assedio, dove l'abie scienza del grande Archimede rese inutili le potenti macchine dei Romani. Fra tanti ritratti, quattro sono del grande poeta epico Greco Omero che cantò gli eroi della guerra di Troia e che sette città si contesero come cittadino. La tradizione ce lo presenta nella vecchiezza, povero e cieco. Socrate, il celebre filosofo ateniese, è qui col suo naso schiacciato, labbra massicce, occhi quasi fuori dell'orbita, come un satiro. Prima di bere la coppa fatale, aveva già stabilito le fondamenta dell'immortalità dell'anima. La quinta sala o «sala degli Imperatori» contiene un'ottantina di busti d'imperatori romani, con qualche imperatrice: è la più interessante galleria di ritratti che esista. Il nome di Cesare è comunemente dato ai primi dodici imperatori.

Gabinetto della Venere: La Venere Capitolina fu rinvenuta alla Suburra nel secolo XVII. È forse la più amabile rappresentazione di tutte le dee: qui la possiamo ammirare in tutte le sue bellezze, piena d'incanto e di grazia. È di stile prassitelico. Sala delle Colombe: II mosaico delle Colombe fu trovato a Villa Adriana (Tivoli) e fu subito riconosciuto per quello descritto dal naturalista Plinio. È opera di tanta finezza da potersi confondere con un dipinto. Nella graziosa figura di bambina con colomba che l'innocente stringe al seno mentre viene assalita da una serpe, vediamo un simbolo dell'anima umana nella scelta fra il bene e il male. Il Palazzo dei Conservatori contiene un'infinità di tesori artistici. La prima sala fu dipinta dal Cav. d'Arpino, Giuseppe Cesari, il Marino della Pittura, che vi lavorò, ad intervalli, per più di quarant'anni. Le altre sale furono dipinte da Laurenti, Daniele da Volterra, Caracci ed altri. La bella statua del Cavaspina o «Spinano» (sala dei Trionfi) combina una testa del V sec. a.C. con un corpo tipicamente ellenistico del II sec. a.C, rappresentato in un atteggiamento naturale e disinvolto.

La Lupa (sala quarta), simbolo di Roma, è opera etnisca del V sec. a.C. Nel Quattrocento, durante la prima fioritura rinascimentale, lo scultore toscano Pollaiolo aggiunse le figure dei due bambini, rappresentanti Romolo e Remo. La Pinacoteca Capitolina contiene, fra alcuni importanti capolavori del XVI e del XVII sec: Romolo e Remo di Rubens; Cleopatra ed Augusto del Guercino; il Ratto d'Europa di Paolo Veronese; S. Sebastiano del Reni; S. Petronilla del Guercino; la Maddalena del Tintoretto; la Zingara che predice la ventura del Caravaggio; ritratti di Van Dyck. " (preso da "Il Colore di Roma").

"S. MARIA D'ARACOELI sorge sul punto più alto del Campidoglio, dove era l'Arce, o cittadella di Roma. Una leggenda ci narra come Augusto alzò qui un altare al «Primogenito di Dio», secondo un celebre oracolo della Sibilla che, a detta della leggenda, avrebbe previsto la nascita di Gesù. Questa chiesa ereditò la gloria dell'antico Campidoglio: divenne la chiesa nazionale della nobiltà e del popolo di Roma, la sede principale del Senato medioevale. La «basilica capitolina» è molto pittoresca per le reliquie secolari, per le sue tombe, per i suoi affreschi, per il soffitto dorato, per il materiale antico. In origine appartenne ai Monaci Greci; passò prima dell'883 ai Padri Benedettini fino al 1250, quando fu data ai Francescani. Vi si giunge per una scalinata di 124 gradini, che fu eretta nel 1348 come voto alla Madonna per aver liberato la città dalla terribile peste. Cola di Rienzo fu il primo a salirla. In alto si leva la facciata in cotto, incompleta, con tracce di mosaici tardo-duecenteschi in alto a destra. Noi entriamo da una porta laterale, sopra la quale è il bellissimo mosaico del XIII secolo rappresentante la Madonna col Bambino e due angeli. La navata ha ventidue colonne di materiale diverso tolte da vari templi pagani. Il fastoso soffitto cinquecentesco, a cassettoni dorati, fu costruito per celebrare il trionfo di Marcantonio Colonna, che nel 1571 portò la flotta cristiana alla vittoria sui Turchi nella famosa battaglia di Lepanto.

La Madonna d'Aracoeli, sull'altare maggiore, interessante quadro di stile bizantino, è attribuita a S. Luca. Si tratta in realtà di un dipinto su tavola, variamente datato dagli studiosi fra il VI e l'XI sec. Gli Amboni, in fondo alla navata centrale, riccamente decorati, sono di Lorenzo Cosmati e di suo figlio Jacopo, di cui il pulpito a destra reca la firma (XII sec). Nel lato sinistro della crociera, la cappellina ottagonale dedicata a S. Elena, segna il posto dove sorgeva l'altare della «leggenda augustea». Immediatamente sotto l'altare di S. Elena, ad un livello di cm 15 più basso del pavimento attuale, è un altare in marmo bianco decorato con sculture e mosaici cosmateschi (XII sec), che ritraggono scene della leggenda interpretata dall'iscrizione incisa sulla mensa dell'altare. La slanciata statua rappresentante la Santa è opera contemporanea di Andrea Martini (1972). In una piccola cappella, entro la sacrestia, si conserva la veneratissima statua lignea del Santo Bambino. Fu scolpita nel XV sec. in legno d'olivo da un frate francescano che viveva a Gerusalemme ed una leggenda poetica vuole che, non trovando il fraticello i colori per dipingerla, alcuni angeli entrassero nella cella e compissero l'opera. Il frate tornando a Roma portò con sé la statua; ma giunta vicino a Livorno la nave naufragò, e così la preziosa cassetta fu perduta. Dopo pochi giorni fu miracolosamente ritrovata sulla sponda; e così il buon frate potè portarla nella chiesa d'Aracoeli. Durante le feste di Natale, il prodigioso Bambino viene deposto nell'artistico presepio preparato nella seconda cappella della navata di sinistra. Uscendo dall'ingresso principale si ammirano la grande scalinata, la facciata romanica, ed uno splendido panorama della città.

PIAZZA VENEZIA, prende il nome dal Palazzo Venezia, che, nel 1455, Paolo II (1461-1471), ancora cardinale, veneziano, amante della munificenza, fece fabbricare: fu il primo grande palazzo rinascimentale di Roma, arricchito da insigni opere d'arte. Esemplare tipico di questo primo periodo del Rinascimento, segnò il passaggio dalla dimora fortificata medioevale, di cui reca ancora alcune caratteristiche, al palazzo moderno. Il Monumento a Vittorio Emanuele II (detto anche «Vittoriano»), fu disegnato da Giuseppe Sacconi (1885-1911). Sorge alla base del Campidoglio, nel cuore di Roma, dove venne inserito alterando con la sua enorme mole gli antichi rapporti fra questo colle e la zona circostante. Lo scultore veneziano Chiaradia lavorò per venti anni alla statua equestre del re, che fu finita, dopo la sua morte, dal Gallori (1901). I ricchi bassorilievi della base, che rappresentano le più illustri città italiane, furono disegnati dal Maccagnani, che per anni collaborò col Sacconi per le decorazioni plastiche. Le due colossali quadrighe con Vittorie alate, il cui bronzo scurito spicca sul candido marmo, nettamente riconoscibili nel panorama romano, furono realizzate nel 1908 da Carlo Fontana e Paolo Bartolini. Al centro è l'Altare della Patria, sormontato dalla statua di Roma, ai piedi della quale fu sistemata, nel 1921, la Tomba del Milite Ignoto.

FORO TRAIANO. L'imperatore M. Ulpio Traiano nacque ad Italica (Spagna) nel 53 d.C. Il grande, formidabile compito del suo regno, fu la conquista della Dacia. Un principe, vero genio militare, era sorto fra i Daci, Decebalo. Domiziano dovette accettare una pace ignominiosa e durante dieci anni Decebalo preparò un esercito alla maniera dei Romani. Traiano non volle più a lungo sopportare tali condizioni. Nel 101 partì per il Danubio. In questa campagna, apprestate strade e fortificazioni, espugnò la capitale, ed impose così dure condizioni, che Decebalo non volle mantenere. Nel 105 vi fu una nuova lotta. I Daci si batterono disperatamente, ma il loro esercito fu distrutto. L'eroico principe pose fine ai suoi giorni, e Traiano tornò a Roma carico di tesori. Dopo la celebrazione del trionfo, volle ricordare la sua vittoria e decise di erigere un Foro che dovesse sorpassare tutti gli altri in grandezza e splendore, affidando il lavoro al grande architetto Apollodoro di Damasco. Il nuovo Foro divenne il più mirabile luogo della città. Vi erano due biblioteche, una colonna onoraria, una basilica, un tempio, una grande statua equestre di Traiano ed un arco di trionfo: statue e gruppi da per tutto. Verso la metà del secolo IV, l'imperatore Costanzo visitò Roma, accompagnato dal principe persiano Orsmida. Quando giunse al Foro di Traiano fu così meravigliato di vedere un'opera tanto stupenda che esclamò: «Mi sarebbe impossibile anche imitarlo: tutto al più potrei fare il cavallo!» ed il principe gli fece osservare: «Maestà, per un cavallo tale ci vuole prima una scuderia come questa». Ma il grande monumento della guerra di Dacia è la nobile Colonna che, dopo più di diciannove secoli sorge ancora nella sua primitiva maestà ed antico splendore. Vicino alla sua base furono deposte le ceneri dell'imperatore la cui statua era sulla sommità. La colonna consta di 19 blocchi di marmo, e una scalinata a chiocciola porta alla cima. La parte più importante di questo storico monumento è quella fascia elicoidale di figure che tutta l'attornia e che ci da una documentaria visione delle armi, delle arti e dei costumi tanto dei Romani che dei Daci. Qui vediamo i ponti che Traiano costruì, le fortezze che attaccò, i campi di battaglia che distrusse, i nemici che mise in fuga. È ormai riconosciuta come esatta e giusta l'antica interpretazione della iscrizione esistente sulla colonna: questa, cioè, sta a testimoniare quanto fosse alto il terrapieno che fu scavato per far posto al nuovo Foro presso le pendici del Quirinale, come, del resto, aveva affermato lo storico greco Dione Cassio (I-II sec. d.C).

Sulla parete del Quirinale tagliata per costruire il Foro venne sistemato il complesso dei Mercati Traianei. I due gruppi che lo costituiscono, uno inferiore formato da un emiciclo a tre piani, conservatissimi, ed uno superiore, contenente fra gli altri ambienti una grandiosa sala a volta, di aspetto basilicale, formano un insieme mirabile, in cui il valore puramente archeologico si fonde con lo spettacolo scenografico di ampio respiro che vi si gode. Il buono stato del complesso ne consente un'interessante utilizzazione per mostre e manifestazioni culturali.

"Il Foro di Giulio Cesare fu il primo dei cosiddetti Fori Imperiali, eretto con le spoglie delle vittorie nelle guerre Galliche. Il 9 agosto 48 a.C. fu combattuta a Farsalo la battaglia decisiva fra l'esercito formidabile di Cesare, tornato trionfante dalla Gallia, e quello del suo rivale Pompeo, che gli contendeva il primato nell'ormai morente Repubblica romana. Di nuovo vittorioso, Cesare, fra il vecchio Foro repubblicano, ormai insufficiente, ed il Quirinale fabbricò un nuovo Foro, nel centro del quale sorgeva il Tempio di Venere genitrice. La famiglia Giulia, cui Cesare apparteneva, vantava infatti la sua origine da Julo, o Ascanio, figlio dell'eroe troiano Enea, nato secondo la mitologia omerica dal mortale Anchise e dalla dea Venere. Molte opere d'arte furono collocate nel tempio, fra cui il simulacro di Venere genitrice scolpito da Arcesilao. Il Tempio fu ricostruito da Traiano ed inaugurato, insieme con la Colonna Traiana, il 12 maggio del 113.

Foro di Augusto. Dopo l'assassinio di Cesare, 1 principali congiurati, Bruto e Cassio, si recarono in Oriente per prendere possesso delle provincie di Siria e di Macedonia. Nel 42 a.C. essi s'incontrarono con i loro eserciti a Filippi contro gli eredi di Cesare, Ottaviano e Marco Antonio. E come Giulio Cesare aveva fatto voto a Farsalia, così Augusto lo fece a Filippi: in caso di vittoria avrebbe dedicato in un nuovo Foro un tempio a Marte, padre del popolo romano. Dopo la vittoria e la morte dei due congiurati, Augusto mantenne il voto ed eresse il Tempio di Marte ultore (vendicatore), al centro del nuovo Foro, inaugurato il 1° del mese di agosto a lui dedicato, nel 2 a.C. Gli scavi hanno portato alla luce avanzi grandiosi di questo Foro e del gigantesco Tempio, che Ovidio ci ha descritto. - Augusto fu il primo degli imperatori (30 a.C. - 14 d.C). Sotto il suo regno nacque Gesù Cristo.

Foro di Nerva. Iniziato dall'imperatore Domiziano, il foro fu inaugurato nel 97 d.C. dal suo successore Nerva, di cui prese il nome. Costruito dopo i Fori di Cesare e di Augusto, dovette sfruttare uno spazio piuttosto esiguo, estendendosi soprattutto in lunghezza. Vi sorgeva il Tempio di Minerva, in piedi fino al 1606, quando papa Paolo V lo fece demolire per utilizzarne i marmi nella costruzione della Fontana Paolina sul Gianicolo.

Templum Pacis. Il complesso di Fori Imperiali terminava, verso il Colosseo, con questo tempio di enormi proporzioni. Se ne riconoscono alcuni avanzi presso l'attuale ingresso laterale del Foro romano, nei giardinetti antistanti la Basilica di Massenzio, nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano. In fondo alla via dei Fori Imperiali, fra i colli Esquilino, Palatino e Celio, sorge uno dei più grandi prodigi della civiltà romana, intesa nel senso più universale: il COLOSSEO. Questo immenso anfiteatro, i cui resti imponenti permettono tuttora di poterne ammirare l'antico splendore, fu iniziato da Vespasiano nel 72 d.C., e finito da suo figlio Tito nell'80. I prigionieri ebrei furono impiegati nella sua costruzione. Il suo vero nome è «Anfiteatro Flavio»; fu comunemente detto Colosseo, sia per le proporzioni che per la vicinanza del Colosso di Nerone. Si può dire che non vi sia pagina della storia di Roma che non sia più o meno direttamente collegata col Colosseo, il quale è divenuto il simbolo stesso della città e della sua vita. Così che già nell'VIII secolo, il venerabile Beda cantava: «Finché starà il Colosseo, starà Roma; quando cadrà il Colosseo cadrà anche Roma, ma quando cadrà Roma, cadrà anche il mondo». Allorché, con il saccheggio dei Normanni (1084), della classica ed antica Roma non rimase che lo scheletro, anche il Colosseo fu lasciato in abbandono e divenne per lunghi anni cava di materiale per costruire quasi una città. Benedetto XIV per salvare quello che era rimasto, volle consacrare il vecchio anfiteatro con la devozione della Via Crucis, innalzando una croce nel centro: la croce, tolta più di mezzo secolo fa, nel 1926 è stata nuovamente rialzata, su quel terreno che la storia ha legato al nome di migliaia di martiri che confessarono con la vita la loro fede, in mezzo a migliaia di spettatori assetati del loro sangue. Ma gli spettacoli preferiti dai romani erano i giuochi del Circo (ludi circenses), giuochi che sii ritengono inventati negli ultimi tempi della repubblica al fine di eccitare ed alimentare in essi j lo spirito guerriero che li rendeva signori i mondo. Ciò diede origine alla professione dei! gladiatori, i quali erano addestrati a combattere, uccidendosi l'un l'altro, mentre le fiere di ogni specie aumentavano l'orrore dello spettacolo. Dione Cassio dice che 9000 fiere rimasero uccise durante i cento giorni di feste celebrate per l'inaugurazione dell'anfiteatro. Finita la caccia degli animali, l'arena spesso veniva rapidamente riempita di acqua e si davano combattimenti navali. Il grande imperatore Costantino ed altri suoi successori cercarono di porre fine alle lotte dei gladiatori, ma i Romani in un primo tempo non vollero rinunciare agli spettacoli cui erano abituati. All'inizio del V secolo, un monaco venuto dall'Oriente, di nome Telemaco, un giorno entrò nell'arena e tentò di interporsi fra i gladiatori. Si rivolse al popolo scongiurandolo di lasciare questi orribili divertimenti. Si levarono voci sarcastiche ed insulti: l'intruso, grande martire per la causa dell'umanità, fu lapidato. Ma da quel giorno gli spettacoli ebbero termine. Il Colosseo, di forma ellittica, nel suo diametro più lungo era di 187 metri e nel più corto di 155. Nell'esterno vi erano tre ordini di arcate ornate rispettivamente di colonne doriche, ioniche e corinzie, e un quarto piano ornato di paraste corinzie. Una ellisse di 80 archi formava il circuito esterno della pianta. Quattro archi che corrispondevano ai quattro semidiametri conducevano sopra un grande corridoio che circondava il tutto. Nel centro di un lato del podio, chiamato suggesto, era il sedile dell'imperatore: il resto del podio era occupato da senatori e dalla famiglia imperiale. Seguivano quindi i posti dei cavalieri e dei tribuni civili e militari. Gli ammogliati avevano luoghi propri. Speciali posti v'erano per giovani accompagnati dai loro tutori, per famiglie e servi, per le donne, per la plebe. Il Colosseo era normalmente scoperto, ma in caso di pioggia, o di canicola, veniva ricoperto da un immenso velario manovrato da due squadre di marinai distaccate dalla flotta di Ravenna e di Capo Miseno. Queste due squadre prendevano anche parte ai combattimenti navali che si presentavano spesso in questo anfiteatro. Quando questo anfiteatro era nella pienezza della sua gloria, doveva certamente presentare uno spettacolo stupendo di romana grandezza. Ma ancora oggi, dopo tanti secoli, il Colosseo forma l'orgoglio di Roma e la meraviglia del visitatore.

"L'Arco di Costantino fu eretto dal Senato e dal popolo romano all'estremo limite del Foro sulla via Sacra, a ricordo della vittoria riportata su Massenzio al ponte Milvio nel 312. Quasi tutto il materiale fu preso dagli archi di Traiano e Marco Aurelio e da altri monumenti, tanto che l'Arco di Costantino fu chiamato, in tono derisorio, la «cornacchia di Esopo». La parte più interessante di questo splendido monumento, tra gli antichi il meglio conservato, è l'iscrizione: «All'imperatore Cesare Flavio Costantino Massimo pio felice augusto, il Senato e il popolo romano dedicarono quest'arco insigne per trionfi, perché per stimolo della divinità e per grandezza di mente, col suo esercito vendicò lo Stato per mezzo di giusta guerra, tanto dal tiranno quanto, a suo tempo, da ogni fazione». Ora, i magistrati della città erano pagani e sapevano che Costantino, se non cristiano, pure favoriva i cristiani; per amor proprio non volevano nominare Cristo in un monumento pubblico, e d'altra parte non volevano urtare i sentimenti dell'imperatore nominando divinità pagane. Così trovarono la frase non compromettente che potesse soddisfare le due parti: «Instinetu divinitatis» (per stimolo della divinità). Vicino all'Arco di'Costantino si vede, nel pavimento, un circolo: in questo punto vi era una fontana, chiamata Meta Sudans, che esisteva fin dal tempo di Nerone, e che fu ricostruita da Domiziano. Qui venivano i gladiatori a lavarsi. Più in là, alla fine di via dei Fori Imperiali, sempre sul pavimento, si nota un quadrato di lastre di travertino, indicante il punto ove sorgeva - trasportatovi da Adriano - il Colosso di Nerone, la famosa statua eretta da Nerone nell'atrio della Domus Aurea. Il più grande e splendido edificio religioso di Roma era il tempio gemello di Venere e Roma, le cui rovine ancora rimangono: i resti di colonne che si vedevano sparsi sul terreno, ora ricomposti e innalzati sul luogo, ci danno la idea del portico che circondava il tempio. Fu disegnato da Adriano stesso, che fece rimuovere il Colosso di Nerone per avere lo spazio necessario. Si narra che l'imperatore mostrò il suo disegno ad Apollodoro, il creatore del Foro di Traiano. Il grande architetto fece osservare che se le statue sedute si fossero alzate, avrebbero battuto la cervice nel soffitto. Sulle rovine del tempio di Roma fu fondata nel VII secolo la chiesa di S. Maria Nova, dedicata poi, al principio del 1700, a S. Francesca Romana. Nell'annesso convento è l'«Antiquarium Forense».

Col nome di FORO ROMANO si designa l'insieme dei monumenti (quasi tutti dell'epoca repubblicana), i cui resti si trovano tra il Campidoglio, i Fori Imperiali, il Colosseo e il Palatino. Il Foro era attraversato dalla Via Sacra che ascendeva al Colle Capitolino. Queste pietre sono testimoni di tutte le tempeste dello spirito umano, e parlano degli immensi sforzi attraverso i quali, nei secoli, s'è maturato lo spirito moderno nel quale viviamo e respiriamo. Questi ruderi ci ricordano come siano gli Imperi qui vissuti e morti e come Roma sia stata presente ai più grandi momenti del mondo, i momenti dell'arte, della storia, della religione, dell'umanità. La nostra immaginazione è trasportata dalle ali del pensiero per sentire nell'aria la voce di Cicerone, i canti di Virgilio, le pagine scultoree di Livio. Così lo spirito di Roma penetra nell'intimo del nostro spirito.

L'Arco di Tito, che il Senato eresse dopo la sua morte, ricorda la conquista di Gerusalemme. Nell'interno si ammirano due bassorilievi di pregevole fattura: l'Imperatore sul carro di trionfo, e il corteo degli ebrei prigionieri recanti il famoso candelabro a sette bracci. L'immensa Basilica di Massenzio, detta anche di Costantino, è l'ultimo edifizio che porti impressa la grandezza che fu di Roma. Fu iniziata da Massenzio e compiuta, dopo la vittoria, da Costantino. Questa grandiosa costruzione del IV secolo, cui si crede essersi ispirato il Bramante per il nuovo S. Pietro, è stata da qualche anno restaurata, mettendo allo scoperto tutta la parte posteriore.

Il Tempio di Antonino e Faustina è l'edificio meglio conservato del Foro. La perdita di Faustina amareggiò l'imperatore che spesso soleva dire avrebbe preferito vivere con lei nel deserto, piuttosto che essere in un palazzo senza di lei. Dopo la morte, l'imperatore volle deificarla ed eresse il magnifico tempio in suo onore. Questo tempio fu trasformato nella chiesa di «San Lorenzo in Miranda». Molti templi pagani furono mutati in chiese cristiane. Anche la vecchia chiesa dei SS. Cosma e Damiano, nel 572 fu da Felice IV stabilita entro il «Templum Sacrae Urbis» che l'imperatore Vespasiano eresse nel «Forum Pacis» o «Foro di Vespasiano». Il vestibolo sorge sul tempietto rotondo di Romolo e conserva ancora la porta di bronzo con la serratura originale. Il «Sepolcretum» o «Necropoli Arcaica» risale al IX sec. a.C.

Il Tempio di Vesta, di forma circolare, risale secondo la tradizione all'età del re Numa Pompilio (Vili sec. a.C.) che vi depose il Palladio (l'immagine di Minerva) ed altri sacri oggetti portati in Italia da Enea: dalla conservazione di essi dipendeva la sicurezza della città. Le Vestali dovevano conservare il fuoco sempre acceso: erano sei, scelte fra giovanette patrizie, figlie di genitori liberi. Godevano di privilegi speciali, ma se qualcuna rompeva il voto di castità veniva sepolta viva nel Campo Scellerato. Vivevano nella vicina Casa delle Vestali, ricostruita quasi integralmente dall'imperatore Settimio Severo dopo un incendio nel 191 d.C, come il tempio della dea. Ancora si vedono molte statue ed iscrizioni; da una di queste il nome della Vestale è stato cancellato, lasciando solo la prima lettera C... È probabile si tratti della vestale Claudia alla quale fu innalzata una statua nel 364 come «omaggio alla sua castità e conoscenza profonda della religione». Il nome fu forse cancellato perché si era convertita al cristianesimo.

"Il Tempio di Giulio Cesare che Ottaviano volle erigere in memoria dello zio, fu iniziato nel 42 a.C. sul luogo dove fu arso il cadavere del dittatore, e consacrato nel 29 a.C. insieme al vicino Arco di Augusto.

Il Tempio di Castore e Polluce, detto anche «Tempio dei Due Gemelli», fu eretto nel 484 a.C. per commemorare la vittoria di Aulo Postumio sui latini, nella battaglia del lago Regillo. Le tre colonne e parte del cornicione, lavoro finissimo in marmo pentelico, sono dell'epoca di Tiberio o di Adriano (I o II sec. d.C). Dicesi che due giovani, su due cavalli bianchi, apparissero durante la battaglia: erano i due gemelli Castore e Polluce. Essi corsero a Roma, abbeverarono i loro cavalli nella vicina Fontana di Giuturna, annunziarono per i primi ai romani la vittoria delle loro armi, e sparirono.

S. Maria Antiqua è una delle più antiche basiliche romane, risultante dalla trasformazione di un edificio imperiale cui era annesso l'«Atrium Minervae». L'adattamento in basilica cristiana risale al V secolo. È costituita da un atrio, un cortile (nartece), tre navate ed il presbitero. Nelle pareti dell'abside si notano degli affreschi dell'VIII secolo molto rovinati. La chiesa fu sotterrata da una frana nel IX secolo, ed è soltanto con gli scavi del 1900 che tornò alla luce.

A destra della chiesa di S. Maria Antiqua, i ruderi del Tempio di Augusto. Nel 52 a.C, durante il triumvirato di Cesare, Pompeo e Crasso, in un conflitto fra Milone, favoreggiatore degli ottimati, e Clodio, un avventuriero sostenuto dal partito popolare, quest'ultimo fu ucciso sulla via Appia e il suo corpo fu portato a Roma. Vi fu una sommossa popolare e parte del Foro fu incendiato: così Cesare trovò spazio per nuove costruzioni.

La Basilica Giulia, voluta da Giulio Cesare alla metà del I sec. a.C, era un grandioso edificio a cinque navate, divise in settori con tramezzature mobili, che permettevano lo svolgimento contemporaneo di più udienze. Sui gradini sono ancora oggi visibili rudimentali scacchiere tracciate sul marmo, piacevole passatempo per gli sfaccendati. Dopo tutte le vicissitudini del Foro, la vasta basilica ebbe un restauro finale nel 277 d.C.

Il Comizio, luogo dove i rappresentanti del popolo si radunavano per pubbliche discussioni, in principio era anche il tribunale di Roma. Fu qui che nei primi giorni della Repubblica, Bruto condannò i suoi due figli, denunciati per avere tentato di far ritornare il re Tarquinio, ad essere in pubblico giudiziati. Qui la bella Virginia fu trafitta da suo padre. In questa piazza suonarono le voci più potenti della Roma repubblicana. Cicerone, il grande oratore, recitò qui la seconda e la terza Catilinaria: qui fu che la testa del grande scrittore e filosofo fu esposta al pubblico dopo il suo assassinio.

I rostri, di cui è tuttora visibile la grande piattaforma, furono qui eretti da Cesare nel 44 a.C, poco prima della sua morte. Si chiamava così la tribuna dalla quale gli oratori, condottieri o uomini politici, arringavano il popolo. Nell'epoca repubblicana, la tribuna, che originariamente era di legno, era situata nel vicino «Comitium». Nel 338 fu decorata con i rostri delle navi catturate nella battaglia di Anzio: - «Ad rostra!» - divenne da allora in poi il grido di adunata del popolo romano. Nel 1899 fu scoperto il famoso Lapis Niger che segnava il presunto luogo della sepoltura di Romolo. È un monumento sepolcrale di epoca regia e vi è incisa la più antica epigrafe in latino arcaico a noi pervenuta.

La colonna di Foca è l'ultima memoria classica del Foro. Al principio del VII secolo l'imperatore di Bisanzio Foca permise a papa Bonifacio IV di mutare il Pantheon in chiesa cristiana. I Romani in segno di gratitudine tolsero una bella colonna scanalata dal portico di qualche edificio antico e l'innalzarono qui, collocandovi sopra la statua del sovrano bizantino.

L'Arco di Settimio Severo, complicato, sovraccarico, ci addita la prossima decadenza dell'arte romana. Era stato eretto in onore di Settimio e dei suoi due figli, Caracalla e Geta. Nell'iscrizione è il ricordo di una tragedia imperiale. Dopo l'uccisione di Geta Caracalla fece togliere il nome del fratello. - Settimio Severo regnò 18 anni (193-211) e, cosa rara nel III secolo, morì di morte naturale.

Il Milarium aureum è la colonna su cui erano incise, in lettere dorate, le distanze da Roma delle principali città dell'Impero. La Curia è il primo nucleo della piazza del Foro I come centro politico e civile della città ed è costituito dal complesso Curia - Comitium, collocato fra la basilica Emilia e l'arco di Settimio Severo. Luogo di riunione del Senato e poi anche sede di cerimonie sacre e dei primi spettacoli di gladiatori, venne fondata da Tullio Ostilio, ma nel tempo subì delle trasformazioni. Nell'80 a.C. venne ristrutturata per volontà di Siila; successivamente, cinquecento anni e più dalla sua istituzione, Cesare la fece spostare nel luogo dove si trova oggi. Dopo l'incendio del 283, la Curia venne riedificata da Diocleziano. Il Tempio di Saturno fu eretto dal Console Tito Larcio il 17 dicembre del 498 a. C. Servì sempre! da tesoro pubblico: qui erano conservati pure gliI stendardi delle legioni e i decreti del senato. Una Itremenda maledizione avrebbe colpito la mano sacrilega che avesse tentato di portarlo via peri qualsiasi ragione, salvo che dovesse servire con- tro una nuova invasione Gallica.Nel 42 a. C. ili tempio fu ricostruito in più vaste dimensioni, Dopo un incendio venne di nuovo riedificato nel sec. IV, come ricorda un'iscrizione.

Un altro storico colle romano, il PALATINO, si affaccia sul Foro, conservando nel verde della sua rigogliosa vegetazione ricordi indimenticabili. II Palatino fu il centro di Roma, in due epoche distinte: quella dei Re e quella degli Imperatori. Durante la Repubblica il Palatino era abitato da famiglie patrizie: Quinto Ortensio, il celebre oratore emulo di Cicerone, aveva qui la sua casa che fu comprata da Augusto e da lui ingrandita; appe na divenuto imperatore costituì la residenza imtracce delle Scalae Caci, primitivo accesso al Palatino. Sul piazzale, una cisterna arcaica (VI-V sec. a.C). Di qui si scende alla Casa di Livia (o, secondo altri, di Augusto) tipico esempio di casa patrizia dell'ultimo periodo repubblicano. Le pitture murali pervenuteci, di stile pompeiano, sono, anche se molto deteriorate, interessantissime. Proseguendo a sinistra, si giunge al criptoportico costruito da Nerone per unire il Palatino con la Domus Aurea; quindi si sale a destra al Palazzo dei Flavi costruito da Domiziano su progetto del suo architetto Rabirio. È costituito, a sinistra, dalla basilica, aula regia e lararium; al centro, del peristilium; a destra dal triclinium, ove si ammirano ancora resti di pavimenti e due ninfei, di cui uno molto ben conservato. Sotto il pavimento sono emerse tracce di costruzioni anteriori. Lo Stadio di Domiziano (m 160 x 48) prese tutt'intorno avanzi di portici, statue, fontane, e, da un lato, il nicchione della loggia imperiale Seguono i ruderi delle terme di Settimio Severo, una vera collina di costruzioni, ai piedi delle qui li sorgeva il «Settizonio», imponente edificio; cui resti furono demoliti da Sisto V. Dall'alto di questio ruderi colossali, nel punti chiamato Belvedere, si gode uno stupendo panorama.

Ai piedi del Palatino si stende l'ampio Circo Massimo, restaurato in occasione delle Olimpiadi del 1960. Il circo, con la sua pianta ellittici (m. 664 x 123), occupa quasi interamente lavali fra il Palatino e l'Aventino. Era tanto vasto è contenere circa 200.000 spettatori. Vi si svolge! vano le corse delle bighe, che costituivano un degli spettacoli più graditi dalle folle romane.

 

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